(Il Sole 24 Ore Radiocor) – I nuovi attacchi degli Stati Uniti in Iran e le minacce di Teheran fanno sfumare le speranze su un accordo che pareva dovesse essere annunciato a brevissimo. Torna la preoccupazione sui listini azionari e riprende quindi a salire il prezzo del greggio: l’Europa, dopo i record della vigilia (il FTSE MIB ha segnato il nuovo top storico a 50.220 punti) torna a vedere le vendite, mentre la componente del board Bce, Isabel Schnabel, in un’intervista a Reuters sottolinea che la situazione in Iran è già andata oltre lo scenario avverso e la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz ha provocato già conseguenze importanti. La Bce, ha detto Schnabel, dovrebbe alzare i tassi a giugno anche se ci fosse un accordo in questo momento.
Tornano quindi sui listini i timori per uno shock energetico prolungato: se alla vigilia gli investitori avevano scommesso sulla pace tra Usa e Iran, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che «lo Stretto di Hormuz verrà aperto in un modo o nell’altro», smorzando così le speranze di una fine imminente del conflitto. Intanto, gli Stati Uniti hanno colpito un sito per il lancio di missili e navi iraniane che cercavano di collocare mine nel sud dell’Iran, in quelli che vengono definiti diversi raid “di autodifesa” mentre Teheran annuncia una rappresaglia violenta. La guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha detto che gli Usa non avranno più luoghi sicuri in Medio Oriente.
Schnabel: la Bce dovrebbe alzare i tassi a giugno anche in caso di accordo Usa-Iran
La Bce dovrebbe aumentare i tassi d’interesse a giugno, anche se i colloqui di pace in corso con l’Iran dovessero portare a un accordo, poiché il conflitto è durato molto più del previsto e i prezzi elevati dell’energia si stanno trasferendo all’economia nel suo complesso, ha affermato Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo. «Data l’entità e la persistenza dello shock attuale, ignorarlo non è più un’opzione a mio avviso», ha detto Schnabel a Reuters in un’intervista. «Dalla prospettiva odierna, penso che un rialzo dei tassi a giugno sarà necessario». Sebbene gli Stati Uniti abbiano segnalato progressi nei colloqui di pace con l’Iran, per Schnabel «anche se la guerra finisse oggi, molti danni sono già stati fatti alle infrastrutture energetiche e alle catene di approvvigionamento globali». «Quindi, anche in quel caso, credo che sarebbe necessaria una reazione di politica monetaria». «Siamo ormai andati oltre lo scenario avverso – aggiunto – che presumeva una rapida normalizzazione dei prezzi del petrolio».
«Sembra solo un ciclo infinito di Charlie Brown e Lucy con il pallone da calcio», ha dichiarato Michael Every, stratega globale per l’economia e i mercati della banca olandese Rabobank. «Ogni volta si dice: ’Oh, questa volta è la svolta. Questa volta l’energia fluirà’. E in ogni momento potrebbe essere giusto. Ma finora, ripetutamente, non è stato così», ha aggiunto.
Su anche il gas a 56,3 euro al megawattora (+2%). E proprio i prezzi elevati dell’energia, con le conseguenti ricadute sull’economia globale, potrebbero spingere la Bce – secondo quanto riferito da Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della banca centrale – ad aumentare i tassi d’interesse a giugno, anche se i colloqui di pace in corso con l’Iran dovessero portare a un accordo.
