Netanyahu ordina all’Idf di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle sue forze armate di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza, in contrasto con quanto previsto dagli accordi di cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre. «Stiamo attualmente soffocando Hamas», ha detto durante una conferenza stampa diffusa dall’emittente israeliana Channel 12, mentre si trovava in un insediamento israeliano in Cisgiordania. «Ora controlliamo il 60% del territorio della Striscia – ha aggiunto – eravamo al 50%, siamo passati al 60%, la mia direttiva è di arrivare al 70%».

Negli ultimi due giorni, sedici palestinesi sono stati uccisi a Gaza e altri 39 sono stati feriti e trasportati in ospedale. A riferirlo è il ministero della Salute di Gaza. Salgono così a 72.819 i morti dall’inizio della guerra tra Israele e Gaza, cominciata con l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, mentre i feriti sarebbero ormai 172.894. Numeri in crescita per un massacro che non conosce fine.

Le Forze di difesa israeliane intanto continuano a mirare ai vertici di Hamas. Ieri hanno annunciato di aver ucciso, a Khan Yunis, Ihab Khrizim, a capo di una rete centrale di trasferimento fondi dell’organizzazione terroristica. Nell’attacco è rimasto ucciso anche Mohammed al-Habash, un comandante di unità del quartier generale di produzione di Hamas, che partecipava alla fabbricazione di armi. Hamas dal canto suo ha confermato l’uccisione del vice comandante della brigata della città di Gaza, Imad Aslim, che Israele martedì aveva annunciato di aver colpito durante un raid diretto anche contro Izz ad-Din Beck, comandante della brigata del Nord di Gaza.

Contro l’estremismo dei coloni israeliani della Cisgiordania si è invece mosso ancora una volta il Consiglio dell’Unione europea, che ha adottato nuove sanzioni contro tre persone e quattro organizzazioni che li supportano, dando seguito a una decisione raggiunta al Consiglio affari esteri di inizio maggio. Tutti quanti sono stati inseriti nella lista di sanzioni Ue per «gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani contro i palestinesi in Cisgiordania, inclusa la violazione del diritto di tutti a godere del più alto standard di integrità fisica e mentale, del diritto alla proprietà, del diritto alla vita privata e familiare, alla libertà di religione o di credo e del diritto all’istruzione». Con queste nuove designazioni, il totale di sanzionati sotto questo regime sale a 136 persone fisiche e giuridiche e 41 entità.

Le nuove designazioni includono il Movimento di insediamento Nachala e la sua direttrice Daniella Weiss, che incoraggia lo sfollamento forzato dei palestinesi, i cui avamposti, in gran parte costruiti su terreni privati palestinesi, ostacolano l’accesso ai terreni agricoli e di pascolo palestinesi. Colpita anche la ong israeliana Regavim e il suo direttore Meir Deutsch, che fanno pressione per la demolizione di proprietà palestinesi, prendendo di mira anche una scuola elementare palestinese finanziata dall’Ue nel villaggio di Jabbet al Dhib, vicino a Betlemme. Tra le altre attività sanzionate anche la ong Hashomer Yosh con il suo presidente Avichai Suissa, e l’associazione cooperativa Amana del movimento dei coloni Gush Emunim, tutti a causa del sostegno agli insediamenti violenti in Cisgiordania.

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