Malattia, così cambiano regole e tutele in Europa: chi paga e per quanto tempo

In Italia il sistema dei congedi per malattia è regolamentato dai contratti nazionali di lavoro. «Depositati al Cnel sono circa mille – premette Mirko Vacca, avvocato esperto in diritto del lavoro – ma quelli applicati sono circa molto meno». È con l’applicazione dei contratti che viene poi gestito il sistema di lavoro, compresa la malattia il cui funzionamento non è uguale per tutte le categorie, ma varia a seconda del settore. «Agricoltura, ma anche commercio – aggiunge Vacca – sono quelli meno fortunati. Altri come chimici, minatori e metalmeccanici hanno un sistema di tutele maggiore».

Il pagamento della malattia per operai agricoli a tempo determinato richiede almeno 51 giornate di lavoro agricolo nell’anno precedente (o in corso prima della malattia). L’Inps (l’Istituto nazionale di previdenza sociale) paga il 50% della retribuzione dal quarto al 20esimo giorno e il 66,66% dal 21esimo al 180esimo giorno. «Per il pagamento della malattia nei primi tre giorni – aggiunge Vacca – si rimanda al contratto nazionale di lavoro. Molto spesso, però, i primi tre giorni di malattia non vengono pagati».

La situazione è diversa in altri settori. «Se prendiamo il caso dei metalmeccanici – aggiunge l’avvocato – scopriamo che il lavoratore che va in malattia percepisce l’indennizzo per tutti i giorni. I primi tre sono a carico dell’azienda che, molto spesso, anticipa anche gli altri, per essere poi rimborsata dall’Inps».

Differente è il caso dei dipendenti del servizio pubblico

«In questo caso la malattia viene pagata in toto dalla pubblica amministrazione». I lavoratori che si assentano per malattia hanno un tetto per le assenze. «Si tratta di 180 giorni – spiega Vacca – dopo i quali l’azienda può licenziare il lavoratore. In qualche contratto questo limite, anziché su un anno solamente viene spalmato anche su due annualità». Un esempio? «Se una persona fa 140 giorni di assenza un anno e quello successivo altri 40 – argomenta il giuslavorista – si può dire che ha raggiunto i 180 e potrebbe essere licenziato». Quanto al funzionamento, è presto spiegato. «Il cosiddetto “foglio di malattia” – dice Massimo Puxeddu, presidente dei Caf della Cgil – viene stilato dal medico curante che provvede a inoltrare telematicamente due copie: una anonimizzata al datore di lavoro e una all’Inps per l’apertura e avvio della pratica».

Molto spesso, per una questione di “buoni rapporti”, la copia al datore di lavoro viene portata a mano anche dal dipendente anche se non è un obbligo. «Il sistema per accedere alla malattia è abbastanza rapido e veloce – aggiunge ancora Puxeddu – e funziona abbastanza bene». Per scoraggiare chi eventualmente tende ad abusare del congedo per malattia, ci sono le visite fiscali con i medici inviati dall’Inps che si occupano di verificare lo stato di salute del lavoratore in congedo. C’è poi un altro elemento che viene fuori in questo periodo, ed è legato alla carenza di medici. Il certificato di malattia viene emesso e trasmesso dal medico di base. «In parecchi centri questa figura non c’è e gli abitati devono rivolgersi alla guardia medica – sottolineano i sindacati -. Proprio qui sorge il problema, perché le guardie mediche non prescrivono malattia e non fanno la trasmissione digitale. Per i lavoratori malati c’è il rimbalzo da una parte all’altra».

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