L’Eliseo ha comunicato che Cma Cgm ha siglato un accordo di partnership con la Siria, compresa la gestione della logistica delle merci all’aeroporto di Damasco. Il ceo di Total Energies, Patrick Pouyanné, ha affermato che l’azienda discuterà con i funzionari siriani per definire un contratto di esplorazione offshore. La Francia avvierà inoltre un processo per restituire alla Siria beni del valore di 51 milioni di euro, confiscati al defunto Rifaat al-Assad, zio di Bashar. Macron, che lo scorso anno si era fatto promotore della revoca delle sanzioni occidentali contro la Siria, ha ribadito il suo supporto al Paese anche dopo l’esplosione: «Ho visto dignità, coraggio e determinazione», ha scritto su un post X.
L’esplosione di martedì è la seconda in una settimana. Giovedì scorso, una bomba aveva ucciso nove persone e ne aveva ferite venti in un café di Damasco. Anche il quel caso i sospetti erano caduti sullo Stato Islamico e nessun gruppo terroristico aveva rivendicato l’attentato. Il politologo Aron Lund ha così commentato: «È un fenomeno preoccupante, ma non credo che dovremmo dargli troppa importanza. È passato un anno e mezzo e lo Stato Islamico non è riemerso come molti temevano».
L’Isis ha dichiarato a febbraio l’inizio di una nuova fase delle operazioni contro il presidente al-Sharaa, ex comandante di al-Qaeda, presidente della Siria dal gennaio del 2025, dopo aver guidato l’offensiva dei ribelli che ha rovesciato il brutale regime del dittatore Bashar al-Assad. Il nuovo leader ha instaurato stretti legami con gli Stati Uniti e l’Europa nel tentativo di ricostruire un Paese devastato da 13 anni di guerra civile.
Tuttavia, solo lo scorso anno sono stati centinaia i morti in attentati ed episodi di violenza. Questo si aggiunge a una situazione già critica del Paese, dove la guerra civile ha fatto almeno 500mila morti, ha costretto milioni di persone ad abbandonare la propria casa, ha distrutto quasi totalmente le infrastrutture.
