(Il Sole 24 Ore Radiocor)– Le borse europee inaugurano la settimana in territorio negativo in scia all’Asia. A pesare le nuove minacce da parte di Donald Trump nei confronti dell’Iran. Il presidente americano sui social ha infatti scritto, rivolgendosi a Teheran, «Accetti l’accordo o non rimarrà nulla». A questo cui si associa una telefonata tra il tycoon e il Primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, che precisa: «Se» l’America «decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Inoltre Trump ha anche convocato presso il suo golf club in Virginia i massimi consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. Per Axios, martedì sarà convocata la Situation Room mentre secondo alcuni media il presidente Usa avrebbe ottenuto dalla Cina l’impegno a non fornire armi a Teheran. Così il FTSE MIB viaggia in calo anche a causa dello stacco cedole. Stessa performance per il CAC 40 e il DAX 40 .
A livello macro l’attenzione è tutta rivolta a mercoledì con i verbali Fed della riunione di aprile, per vedere se ci saranno maggiori dettagli sull’ultima decisione che ha visto quattro dissenzienti, e la trimestrale di Nvidia, per il peso e l’influenza che potrebbe esercitare su tutto il settore tecnologico e dell’Ai.
A Piazza Affari è il dividend day
Scatta il “dividend day” di Piazza Affari, ovvero il giorno dell’anno in cui il maggior numero di società stacca la cedola. Nel dettaglio saranno 22 le aziende del paniere principale che distribuiranno dividendi annuali o interim per un controvalore complessivo vicino ai 16 miliardi di euro. L’impatto tecnico sull’indice è stimato tra l’1,6% e l’1,7%, fattore che potrebbe influenzare l’andamento del listino nella seduta di inizio settimana. Sotto osservazione ancora i titoli tecnologici, protagonisti la settimana scorsa di un nuovo rally, mentre si attende la trimestrale di Nvidia, in calendario mercoledì. Acquisti sui titoli oil con il prezzo del petrolio in aumento: a guidare i rialzi Eni e Saipem .
Prosegue la corsa del petrolio, Brent sopra 110$
Le nuove minacce di Trump nei confronti dell’Iran spinge al rialzo i prezzi del petrolio: il Brent viaggia sopra i 110 dollari al barile e il Wti è intorno ai 108 dollari. A complicare il quadro, un attacco con droni che ha provocato un incendio in una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato tre droni. «La chiusura sta prosciugando rapidamente le scorte mondiali di petrolio», dicono gli analisti di Capital Economics, sottolineando che «le scorte potrebbero raggiungere livelli critici entro la fine di giugno, aprendo la strada a un prezzo del Brent compreso tra i 130 e i 140 dollari al barile, se non di più». Se lo Stretto rimanesse chiuso fino alla fine dell’anno e il petrolio si mantenesse intorno ai 150 dollari al barile fino al 2027, «l’inflazione salirebbe vicino al 10% nel Regno Unito e nell’Eurozona, riportando i tassi ai loro recenti picchi e portando a una recessione globale», hanno avvertito. In salita anche il gas che ad Amsterdam è sopra i 51 euro al Megawattora. Sul valutario il cambio euro/dollaro è in area 1,16; l’euro/yen a 184,8 e il dollaro/yen a 158,8.
Asia, Tokyo chiude in rosso
La Borsa di Tokyo termina la seduta con un calo di quasi un punto percentuale, con gli investitori che guardano allo stallo negoziale in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti dopo le ultime minacce del presidente Usa Donald Trump, mentre continua il blocco dello Stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio si mantiene saldo sopra i 110 dollari al barile. Sul fronte dei cambi lo yen si deprezza leggermente sul dollaro, a 158,80, ed è stabile sull’euro, a 184,40. Intanto rallenta nettamente il ritmo annuo di incremento delle vendite al dettaglio in Cina. Ad aprile, secondo i dati resi noti dall’ufficio nazionale di statistica, le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2024 a fronte del +1,7% di marzo. Gli analisti si aspettavano una lettura intorno al +2%. Su base mensile la variazione è di -0,48%. Sotto le attese la produzione industriale cinese di aprile. Secondo i dati diffusi dall’ufficio nazionale di statistica, nel mese scorso la produzione industriale è cresciuta del 4,1% su base annua rallentando dal +5,7% di marzo. Gli analisti si aspettavano un incremento del 5,9% annuo. Pressoché invariato il dato mensile (+0,05%). Nei primi quattro mesi dell’anno la produzione industriale cinese ha registrato +5,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
