
Il costo degli ostacoli all’inserimento lavorativo
Questo non è causato da una mancanza di motivazione o di volontà, ma indica, piuttosto, quale sia il costo degli ostacoli all’accesso al mercato lavorativo che i rifugiati trovano nei Paesi ospitanti, tra cui barriere linguistiche, mancanza di servizi per l’infanzia, mancato riconoscimento delle qualifiche e norme che inavvertitamente escludono le persone dai servizi di supporto all’impiego. Questi ostacoli, che sono spesso considerati semplicemente amministrativi o tecnici, comportano in realtà un costo molto alto. Ogni barriera che impedisce a un rifugiato qualificato di lavorare, impedisce anche ai datori di lavoro di accedere ai talenti e ai governi di beneficiare di nuovi contribuenti.
Ciò è particolarmente rilevante in un momento in cui i governi e i donatori internazionali sono alla ricerca di risposte più sostenibili a situazioni di sfollamento prolungato. Sebbene l’aiuto umanitario rimanga essenziale nei momenti di crisi, il lavoro offre qualcosa che l’assistenza da sola non può dare: l’opportunità per i rifugiati di avere un maggiore controllo sulle proprie vite. Il lavoro porta dignità, reddito e indipendenza; i datori di lavoro accedono a talenti di cui hanno bisogno; i Paesi ospitanti rafforzano le proprie economie e minore pressione sul proprio bilancio nel lungo temine. Il lavoro è più di un ponte verso la resilienza e la speranza. Aiuta le persone a mantenere le proprie competenze e risorse, lasciandole anche meglio preparate per il giorno in cui potranno fare ritorno in sicurezza nel proprio Paese d’origine.
Il ruolo centrale dell’occupazione lavorativa
Nel mondo umanitario e dello sviluppo si parla spesso dell’autosufficienza come di un obiettivo. L’occupazione svolge un ruolo centrale nel renderla realtà.
Come ha dichiarato Barham Salih, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati: «Dobbiamo misurare il nostro successo dal fatto che le persone riescano o meno a ricostruire le proprie vite». Per milioni di persone costrette alla fuga, l’accesso a un supporto attivo all’occupazione e a un lavoro dignitoso offre esattamente questa opportunità.
Quando penso a questo dibattito, penso a Tatiana. Non perché la sua storia sia eccezionale, ma proprio perché non lo è: riflette la realtà di milioni di persone. In Moldova e in tutto il mondo ci sono insegnanti, infermieri, ingegneri, imprenditori e genitori che hanno perso le loro case ma non le loro competenze, la loro ambizione o la loro determinazione. Ciò che cercano non è l’assistenzialismo. È l’opportunità.
