crisi del carburante e debiti in aumento

Dopo l’americana Spirit Airlines, un’altra compagnia aerea, questa volta europea cade per il peso del costo del carburante. Dopo settimane di discussione con gli investitori per chiedere un nuovo finanziamento, AirBaltic (controllata con il 10% da Lufthansa) ha deciso volontariamente di ricorre alla protezione del Chapter 11 negli Stati Uniti. La compagnia aerea lettone ha così presentato istanza presso un tribunale di New York nell’ambito di un piano di ristrutturazione del debito, mentre l’impennata dei prezzi del carburante aggiunge nuove pressioni a un settore già fragile.

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La società ha annunciato di aver ottenuto un impegno per 350 milioni di euro di finanziamenti da un gruppo di creditori che comprende Strategic Value Partners, Barclays, Hayfin Capital Management, Morgan Stanley e Oaktree Capital Management. Le nuove risorse serviranno a garantire la continuità operativa durante la procedura di ristrutturazione.

Il ricorso al Chapter 11, ha spiegato AirBaltic, consentirà alla compagnia di beneficiare della protezione dai creditori mentre vengono negoziate le condizioni per il riassetto del debito. I voli continueranno a essere operati regolarmente durante il procedimento sotto la supervisione del tribunale.

L’effetto del raddoppio del jet fuel

A rendere più difficile la situazione è l’aumento del costo del jet fuel, che secondo la fonte è raddoppiato a seguito del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Per il trasporto aereo si tratta della crisi più grave dalla pandemia, con gli operatori maggiormente indebitati e più esposti alla volatilità del petrolio particolarmente vulnerabili.

AirBaltic, controllata in maggioranza dallo Stato lettone, arrivava già alla nuova fase di ristrutturazione con una posizione finanziaria sotto pressione. Ad aprile il governo aveva concesso alla compagnia un prestito da 30 milioni di euro mentre nei mesi successivi, l’aumento dei costi del carburante ha ulteriormente deteriorato la liquidità.

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