Bloccate dagli israeliani nelle acque internazionali davanti all’isola greca di Creta. Si è conclusa così la navigazione di 22 delle circa 70 imbarcazioni di attivisti internazionali diretti a Gaza per portare aiuti umanitari. Dopo la riunione di gabinetto di ieri sulla sicurezza legata alla Flotilla, il premier Netanyahu ha voluto intervenire in modo preventivo, non consentendo alla flotta di avvicinarsi alla Striscia. “Un vero e proprio attacco contro i civili in acque internazionali” ha denunciato ad Al Jazeera l’addetto stampa della Flotilla, Gur Tsabar, sollecitando “un intervento immediato” da parte dei governi di tutto il mondo per “garantire la sicurezza della Flotilla e per assicurare che il corridoio umanitario verso Gaza possa essere aperto.” Le navi sarebbero state circondate a centinaia di miglia da Israele, in acque territoriali la cui responsabilità spetta alla Grecia, e gli attivisti sarebbero stati minacciati con le armi e arrestati. “Israele non ha giurisdizione in queste acque -. Ha spiegato Tsabar – Intercettare o abbordare queste imbarcazioni equivarrebbe a una detenzione illegale, potenzialmente un sequestro in alto mare”. La Global Sumud Flotilla ha denunciato inoltre in una nota che le forze israeliane hanno “distrutto i motori e i sistemi di navigazione” delle imbarcazioni e che “i militari si sono poi ritirati, abbandonando intenzionalmente centinaia di civili su navi in avaria e danneggiate, proprio sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivo”. “Inoltre, le comunicazioni con diverse imbarcazioni sono state interrotte, impedendo loro di coordinarsi o di chiedere aiuto”, hanno aggiunto. È il caso della nave Tamtam (Al Bassa), dove gli israeliani sono saliti a bordo, hanno danneggiato motori, vela e mezzi di comunicazione lasciando l’equipaggio di 7 persone sulla barca alla deriva. “Un’azione che mette a serio rischio la vita dell’equipaggio – ha spiegato al Sole 24 Ore Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla – soprattutto alla luce del fatto che sta arrivando una bufera. Altre navi della Flotta sono infatti tornate in mare per soccorrere i colleghi”.
Dopo l’abbordaggio delle 22 imbarcazioni, le forze israeliane hanno arrestato 175 attivisti che sarebbero in navigazione verso Israele. Tra gli arrestati 21 dei 57 italiani che hanno partecipato alla missione, una trentina di spagnoli e 20 turchi. Il Governo italiano ha condannato il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e chiesto al Governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo.
“Costituisce un atto di pirateria l’attacco delle forze israeliane in acque internazionali contro la Global Sumud Flotilla, organizzata per consegnare aiuti umanitari a Gaza”. È l’accusa contenuta in una nota del ministero degli Esteri di Ankara, in cui si afferma che “prendendo di mira la Global Sumud Flotilla, la cui missione è richiamare l’attenzione sulla catastrofe umanitaria che colpisce la popolazione innocente di Gaza, Israele ha anche violato i principi umanitari e il diritto internazionale”. Ankara parla di “atto di aggressione”, di una “violazione del principio di libertà di navigazione in alto mare” e chiede alla comunità internazionale di “adottare una posizione unita contro questo atto illegittimo da parte di Israele”.
Secondo i racconti di alcuni attivisti altre 17 navi sarebbero invece riuscite a fuggire e a entrare nelle acque greche. Dal sito ufficiale di Global Sumud Flotilla risultano ancora 36 navi in navigazione.
Diversa la posizione di Israele che, nonostante la testimonianza contraria delle Nazioni Unite e delle Ong che operano nella Striscia, continua a sostenere che Gaza sia stata “inondata” di aiuti. E aggiunge che dietro la Global Sumud Flotilla ci sia “Hamas” che “si allea con provocatori professionisti, con l’obiettivo di sabotare il passaggio alla seconda fase del piano di pace del presidente Trump e di distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di disarmarsi”. “Come le precedenti provocazioni, anche questa non è altro che una trovata pubblicitaria: una provocazione senza alcun aiuto umanitario” affermano dal ministero degli Esteri israeliano. Solo ieri, Emergency, la Ong italiana fondata da Gino Strada denunciava ancora la situazione critica della popolazione a Gaza. “Ci sono report – ha affermato Irdi Memaj, medico di Emergency – che mostrano che il 77% della popolazione è in fase 3 per quanto riguarda la sicurezza alimentare, vuol dire che le famiglie mangiano solo una volta al giorno” oppure, piega ancora il medico, per riuscire ad approvvigionarsi di alimenti sono costrette a vendere i mezzi di produzione o a far lavorare i bambini”.
