Intesa Sanpaolo chiude i primi nove mesi dell’anno con un utile di 8,2 miliardi, in crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo terzo trimestre l’utile raggiunge 2,65 miliardi, contro i 2,5 miliardi attesi dagli analisti. Numeri che portano il gruppo guidato da Carlo Messina a migliorare le previsioni per l’intero esercizio, indicando un risultato netto «ben superiore» ai 10 miliardi.
Sia per i primi nove mesi dell’anno, che per il terzo trimestre, si tratta del «miglior risultato netto di sempre», spiega il ceo Carlo Messina in una nota. Il banchiere evidenzia come il rialzo della guidance arrivi «nonostante l’impatto fiscale di quasi un miliardo di euro della Legge di Bilancio 2026», e come il gruppo continui a «offrire uno dei rendimenti da dividendo più elevati e sostenibili nel settore bancario europeo».
Sulla scorta di questi risultati, il cda della banca presieduta da Gian Maria Gros-Pietro ha deliberato un acconto sul dividendo di 3,8 miliardi, pari a 22 centesimi per azione, in pagamento il 25 novembre. Di conseguenza, per neutralizzare l’effetto del dividendo, è stato anche adeguato anche il rapporto di cambio dell’Opas su Mps, che passa da 1,6 a 1,664 azioni Intesa di nuova emissione per ogni titolo del Monte conferito all’offerta.
Più interessi e commissioni, il cost/income scende al 36,7%
Nel dettaglio, nei nove mesi i proventi operativi netti salgono del 5% a 21,46 miliardi, grazie alla spinta degli interessi netti (+2,3%), delle commissioni (+5,2%) e dell’attività assicurativa (+5,8%). Di converso, la banca continua a evidenziare la sua capacità di ottimizzare i costi operativi, che scendono dell’1,3% nei nove mesi, a 7,88 miliardi, consentendo al risultato della gestione operativa di salire del 9% a 13,58 miliardi. Tutto ciò si riflette sul rapporto costi/ricavi, sceso al 36,7% dal 39,1% di un anno prima, «tra i migliori nell’ambito delle maggiori banche europee», spiega la banca in una nota.
Rischio credito ai minimi, azzerata l’esposizione alla Russia
A rimanere a livelli contenuti è il costo del rischio, che si mantiene pari a 19 punti base annualizzati, con rettifiche nette sui crediti scese a 634 milioni dai 783 milioni dei primi nove mesi del 2025. Il rapporto dei deteriorati sui crediti totali attesta allo 0,9% netto e all’1,9% lordo. Un approccio «zero Npl», come ribadisce la banca, che poggia su un cuscinetto prudenziale di 900 milioni di overlay. Intanto, l’esposizione verso la Russia è oramai «quasi azzerata»: il rischio creditizio a bilancio, al netto delle rettifiche e delle garanzie, è sceso a 90 milioni di euro.
