(Il Sole 24 Ore Radiocor)– La Juventus Fc paga il conto a Piazza Affari per la qualificazione alla prossima Champions League a rischio. Il titolo del club bianconero ha toccato il valore più basso da giugno 2024 (quando, arrivando terza in Serie A si assicurò un posto in Champions). Il cammino stavolta appare in salita: le vendite arrivano dopo la sconfitta della Juve in casa contro la Fiorentina. Stop che ha portato la Vecchia Signora a scivolare fino al sesto posto in classifica e a giocarsi tutto nell’ultima di campionato.
Il nodo è la Champions, cioè la più importante coppa europea per club, che garantisce alle squadre partecipanti ricavi aggiuntivi che, in caso di passaggio alla seconda fase, si moltiplicano esponenzialmente. Il montepremi totale della Champions League, come calcolato dal Sole 24 Ore a inizio stagione, supera i 3,3 miliardi di euro, di cui quasi 2,5 miliardi vanno ai club. Queste risorse vengono poi distribuite in base a diversi parametri, da una quota di partecipazione uguale per tutti i club (il 27,5%, 670 milioni totali pari a circa 18,6 milioni per squadra nella stagione 2025/26) fino al ranking e ai risultati sportivi. Soldi a cui vanno poi sommati incassi extra al botteghino allo stadio e sponsor.
Tirando le somme, spiega un analista a Radiocor, a spanne «l’impatto della mancata Champions vale tra i 70 e i 90 milioni di euro complessivi». Nello specifico, sfumano «circa 45-50 milioni» sono i ricavi Uefa garantiti ai singoli partecipanti, a cui sommare «12-15 milioni» di mancati biglietti da stadio (su almeno quattro partite casalinghe certe), e «l’impatto negativo sugli sponsor». Senza queste entrate, è il ragionamento nella sale operative, a fronte degli attuali costi dei bianconeri, «il mercato sconta il rischio di cessioni forzate o nuovi aumenti di capitale». Dopo l’ultima di campionato, arriverà il verdetto.
