Le Borse festeggiano la tregua in Iran. Vola Milano, crollano petrolio e gas

(Il Sole 24 Ore Radiocor)– Viaggiano in solido rialzo per le borse europee che scommettono sulla de-escalation nel Medio Oriente. Nella notte, a meno di novanta minuti dalla scadenza dell’ultimatum, Donald Trump e l’Iran hanno accettato un cessate il fuoco di due settimane per dare tempo alle diplomazie di trovare un accordo definitivo. Anche Israele ha accettato di fermare i raid mentre Teheran ha garantito, come previsto dalla proposta pakistana, che nei prossimi 14 giorni consentirà il transito nello Stretto di Hormuz «sotto il controllo» delle sue forze armate aggiungendo però che l’accordo sulla tregua non include il Libano. Secondo Axios, venerdì a Islamabad si terrà il primo round di negoziati tra Stati Uniti e la Repubblica islamica. Immediata la reazione sui prezzi del petrolio che sono crollati portandosi sotto i 100 dollari al barile. Giù anche il gas che scende sotto i 45 euro al Megawattora. Così, in scia a quanto fatto dall’Asia con il Nikkei che ha terminato le contrattazioni a +5,39%, il FTSE MIB viaggia di buon passo, così come il CAC 40 e il DAX 30 . A livello macro in serata la diffusione da parte della Fed dei verbali Fomc di marzo che forniscono importanti indicazioni sulla direzione della politica monetaria americana e sull’atteggiamento della banca centrale americana nei confronti dell’andamento dell’economia.

A Piazza Affari focus su banche, giù i titoli oil

A Piazza Affari sotto i riflettori il comparto bancario ed in particolare Banca Mps dopo che il cda della banca senese ha proceduto alla risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con Luigi Lovaglio nella sua qualità di direttore generale. Sempre a livello bancario occhi puntati su Unicredit dopo che la tedesca Commerzbank ha fatto sapere di non vedere “presupposti per un comune accordo su una transazione capace di creare valore” con la banca italiana. Sul fronte del risparmio gestito da monitorare Azimut dopo che il gruppo ha reso noto di aver registrato nel mese di marzo 2026 una raccolta netta totale di 945 milioni, portando la raccolta netta complessiva del primo trimestre 2026 a 4,6 miliardi. Scivolano in fondo al listino i titoli oil con Eni e Tenaris che segnano i ribassi più marcati dopo il crollo dei prezzi del petrolio.

Crollano i prezzi del petrolio e del gas

L’accordo su una tregua in Iran spinge al ribasso le quotazioni del petrolio che viaggia ampiamente sotto i 100 dollari al barile. Il Wti cede il 16% sotto i 95 dollari al barile, mentre il Brent cala di oltre il 14% a 93 dollari. Il gas ad Amsterdam registra un ribasso del 16% sotto i 45 euro al Megawattora mentre tornano gli acquisiti sui metalli preziosi con l’oro che si riporta in area 4.832 dollari l’oncia e l’argento a 77 dollari.

L’euro risale sul dollaro, spread a 77 punti

Sul valutario l’euro è in risalita sul dollaro in area 1,168 (da 1,1597 al closing della vigilia). Nei primi tre mesi dell’anno la valuta degli Stati Uniti ha registrato un rialzo di circa l’1,6%, la migliore performance trimestrale dalla fine del 2024, sostenuto dallo status di esportatore di energia degli Stati Uniti e dalla fuga degli investitori verso la liquidità. La moneta unica scambia con lo yen in area 185 (da 184,97), mentre il cross dollaro/yen a 158 (da 159,51). In rialzo del 2,6% il bitcoin a 71.726 dollari. In deciso calo lo spread tra BTp e Bund. La tregua tra Usa e Iran raggiunta nella notte porta, in avvio di seduta, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata ad attestarsi a 77 punti, in diminuzione rispetto ai 91 punti della chiusura di ieri. In calo anche il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato una prima posizione al 3,69%, in flessione rispetto al 3,99% della chiusura della vigilia.

Asia positiva, Nikkei chiude in rialzo di oltre il 5%

L’indice Msci Asia Pacific, che traccia la performance delle società a grande e media capitalizzazione in 13 paesi dell’area Asia-Pacifico, è balzato del 4,1%, raggiungendo il massimo delle ultime tre settimane, grazie alle scommesse degli operatori sul contenimento dell’inflazione e sulla ripresa della crescita economica grazie a prezzi del petrolio più bassi. Shanghai +2,35%; Shenzhen +4,45%; Tokyo +5,44%; Hong Kong +3,00%: Mumbai +3,62%. Poi Seul (+7,02%) e Karachi (+7,52%). A Tokyo l’indice Nikkei chiude in rialzo del 5,39%.

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