
Fervono i preparativi per il summit tra Regno Unito e Unione Europea il 20 novembre, e Londra sembra disposta a fare importanti concessioni a Bruxelles in cambio della partecipazione al «Made in Europe», il programma che punta a tutelare l’industria europea dalla concorrenza straniera.
Secondo diverse fonti, il Governo britannico sarebbe pronto a ridurre le tasse universitarie per gli studenti europei che frequentano gli atenei britannici. La mossa, che va incontro a una richiesta che la Ue ha fatto da tempo, costerebbe fino a 450 milioni di sterline all’anno. Londra dovrebbe infatti compensare le Università britanniche, che già sono in difficoltà economiche e che dipendono dalle tasse più elevate pagate dagli studenti stranieri.
Marcia indietro?
Si tratterebbe quindi di fare marcia indietro su una delle conseguenze punitive di Brexit: fino all’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, infatti, gli studenti italiani e di altri Paesi membri che volevano studiare nel Regno Unito pagavano novemila sterline, le stesse rette degli studenti britannici. Dopo Brexit invece sono stati considerati “stranieri” a tutti gli effetti e le tasse universitarie sono più che triplicate, partono da 27mila sterline e arrivano alle 60mila all’anno a seconda dei corsi.
Andy Burnham, il nuovo premier, è stato il primo capo di Governo a criticare apertamente Brexit – ha fatto “più male che bene”, ha detto – e a dichiarare di volere un riavvicinamento progressivo alla Ue, che non esclude un possibile ritorno come Paese membro.
«Stiamo costruendo un rapporto ambizioso e stretto con la Ue che rafforzerà la nostra economia, proteggerà la nostra industria e creerà maggiori opportunità per i nostri giovani», ha detto un portavoce del Governo, che non ha confermato le indiscrezioni sui negoziati in corso.
