Nonostante il quadro geopolitico incerto e la ripresa di timori inflazionistici Mediobanca inizia bene l’anno. Nel primo trimestre infatti i ricavi sono cresciuti del 3,1% a 938,6 milioni con un utile netto di 322,7 milioni, in calo del 3,4% ma, sottolinea una nota dell’istituto che oggi fa capo per l’86,35% a Mps, questo «esclusivamente per la maggior tassazione e per componenti non ricorrenti». Il Rote, ritorno sul capitale tangibile, è del 13,5%. Il parametro di vigilanza Cet1 è pari al 15,7%, in calo di 75 punti base rispetto al trimestre precedente. Il rapporto costi/ricavi è stabile al 41%. L’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril sottolinea che Mediobanca ha realizzato una «performance solida, nonostante il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata turbolenza e incertezza» e che i risultati del trimestre «testimoniano la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e rafforzano le fondamenta per proseguire il processo di integrazione con Banca Mps, su cui – assicura – restiamo pienamente concentrati». Lo scorso 10 marzo il cda presieduto da Vittorio Grilli ha approvato il progetto di fusione per incorporazione nel gruppo senese, dopo che l’Opas lo scorso autunno ha portato Mps a raggiungere il controllo assoluto di Piazzetta Cuccia.
Nel dettaglio, il margine d’interesse si attesta a 487,5 milioni, sostanzialmente stabile rispetto ai 493,1 milioni dello stesso periodo del 2025. Le commissioni invece rispetto a un anno fa calano dell’8,2% a 223,3 milioni, riflettendo un calo del 6% nelle commissioni dell’attività di corporate e investment banking e dell’8,3% nel wealth management. Rispetto al quarto trimestre dell’anno scorso le commissioni della divisione corporate e investment banking sono aumentate del 34%, quelle del wealth management sono diminuite dell’11,6%. Sale del 27,1% il contributo della quota di Generali, di cui Mediobanca continua a detenere la titolarità, a 130,1 milioni. I proventi da negoziazione salgono a 83,3 milioni rispetto ai 54 milioni del primo trimestre dell’anno scorso.
Per ramo d’attività, il maggior contributo ai ricavi viene dal credito al consumo dove si registra un incremento del 5% a 334 milioni. Nel primo trimestre Compass, in particolare, ha aumentato del 10,4% l’importo erogato al record di 2,6 miliardi, con i prestiti personali saliti del 9,3% a 1,3 miliardi, con un aumento del 34,8% del canale bancario (da 187 a 251 milioni) che riflette anche l’ingresso nel gruppo Mps. I costi di struttura della divisione registrano un calo dell’1,3% rispetto all’anno scorso a 91,4 milioni, le rettifiche su crediti aumentano del 20,5% a 80,1 milioni con un costo del rischio salito a 187 punti base dai 167 punti base precedenti, un livello ritenuto «in normalizzazione», «tenuto conto del diverso mix, con coperture che si mantengono elevate». L’utile netto si attesta a 101,1 milioni, in calo del 4%.
Nella divisione corporate e investment banking i ricavi si attestano a 220,3 milioni (-2%, ma +17,5% rispetto all’ultimo trimestre del 2025). L’utile netto di 71,1 milioni registra un calo del 15,9% anno su anno, ma un aumento del 59,4% rispetto all’ultimo trimestre. Nel periodo gennaio-marzo sul mercato italiano c’è stato un aumento dell’83% nei volumi delle operazioni annunciate e Mediobanca, dice la nota, «ha confermato il suo posizionamento di advisor di riferimento in Italia».
Nel wealth management i ricavi calano dell’8,3% a 219,3 milioni, con l’utile netto giù del 35,5% a 37,6 milioni. Le attività gestite per conto della clientela aumentano però del 4,5% a 113,1 miliardi, gli asset under management crescono del 7,4% a 53,1 miliardi. A commento dell’andamento della divisione Mediobanca spiega che «il primo trimestre riflette il contesto operativo e di mercato: i minori volumi medi dovuti ai deflussi del trimestre e alla correzione dei mercati, insieme ai minori collocamenti di prodotti strutturati e all’assenza di performance fee hanno comportato la flessione di ricavi e utile». La raccolta netta è stata negativa per 1,1 miliardi. La struttura distributiva si attesta a 1341 unità, con «uscite di private banker concentrate nelle prime settimane del trimestre e in progressiva stabilizzazione grazie all’implementazione di azioni di retention».
