A una settimana dall’assemblea i fondi si schierano contro le Ops lanciate da Mps su BancoBpm e Banca Generali, l’ultimo è Norges. Tuttavia, mentre l’offerta di Intesa Sanpaolo sembra avere la strada spianata dalla difficoltà di Siena di mandare in porto le sue contro mosse, crescono i rischi Antitrust sull’operazione che riunirebbe sotto il cappello di Intesa Sanpaolo metà di Mps, il controllo di Mediobanca e la quota del 13,3% di Generali detenuta da PIazzetta Cuccia.
Il no del fondo sovrano
Arriva il “no” di Norges alle scalate proposte da Luigi Lovaglio e alla fusione con Mediobanca. Il fondo norvegese, che ha circa il 3% del Monte, ha infatti deciso che si esprimerà contro la maggior parte dei punti salienti all’ordine del giorno della prossima assise di Rocca Salimbeni, prevista a Siena per il 29 ottobre. Nel dettaglio, Norges voterà, tra le altre cose, contro le due offerte su Banca Bpm e Banca Generali, la proposta di un extra-dividendo in arrivo da Generali, la fusione tra l’istituto senese e Mediobanca e infine contro la scissione parziale di Mediobanca Premier a favore di Widiba (e della conseguente scissione mediante scorporo a favore di Premier).
La motivazione di queste bocciature è comune a tutti i punti: «Le fusioni, le acquisizioni e le altre operazioni societarie – scrivono da Norges – dovrebbero massimizzare i rendimenti per gli azionisti. Nel valutare tali operazioni, prendiamo inoltre in considerazione la presenza di una trasparenza sufficiente a consentire una decisione pienamente informata, l’equo trattamento di tutti gli azionisti e l’assenza di conflitti di interesse non necessari».
Il caso Antitrust
Se l’esito dell’assemblea di Mps, dove i grandi soci Delfin, Caltagirone e fondi sono per la bocciatura delle Ops, appare scontato, a rendere comunque sfidante l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps c’è l’antitruist. Il gruppo bancario italiano Intesa Sanpaolo potrebbe infatti dover adottare misure correttive di natura comportamentale per garantire che la partecipazione indiretta che acquisirebbe in Generali a seguito della proposta di acquisizione di Banca Monte dei Paschi di Siena, rimanga un «mero investimento finanziario», ha dichiarato il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Saverio Valentino. È “essenziale” evitare che l’entità risultante dalla fusione acquisisca «qualsiasi potere di influenzare il comportamento» di Generali, ha detto Valentino. Si vedrà come andrà a finire. Nei giorni scorsi il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha assicurato, a valle dell’operazione, indipendenza «assoluta per Generali» e «piena fiducia» nel lavoro dell’Antitrust. Le misure correttive di natura comportamentale impongono restrizioni alle modalità operative della società risultante dalla fusione, mentre quelle di natura strutturale, come la cessione di attività, modificano gli asset posseduti dalla società stessa. «Nelle aree commerciali dove vi è una significativa sovrapposizione tra le attività delle società», la cessione di filiali rappresenta «la soluzione necessaria», ha aggiunto il presidente Antitrust. L’operazione di Intesa prevede peraltro un accordo con Unipol per la cessione del marchio Mps e 635 filiali di cui 445 sono state individuate in via definitiva. L’autorità le ha così escluse dalla propria valutazione. Anche le restanti 190 filiali dovrebbero essere cedute,« ma la loro individuazione è ancora provvisoria e potrebbe essere modificata per risolvere le sovrapposizioni a livello locale».
