Scalable Capital cambia passo: apre ufficialmente la prima succursale bancaria a Milano, ottiene l’Iban italiano che le permetterà di effettuare in via diretta la gestione fiscale per conto della clientela e porta al 2,60% annuo lordo la remunerazione per la liquidità depositata sul loro conto. Con queste tre mosse, la banca digitale fondata nel 2014 in Germania e fra le protagoniste in Europa con oltre un milione di clienti e più di 60 miliardi di euro in gestione punta ad ampliare decisamente il proprio raggio di azione in quello che è ormai diventato il suo secondo mercato più importante in termini di numeri dopo quello del Paese da cui proviene e dove è presente dal 2022.
I progetti per l’Italia
La sfida parte da lontano, visto che il piano era stato in larga parte preannunciato dal fondatore e Co-Ceo, Erik Podzuweit, in un’intervista a Il Sole 24 Ore alla fine dello scorso anno, e poggia su alcuni punti chiave. L’apertura della filiale italiana rappresenta anzitutto una svolta fondamentale per superare le barriere storiche del mercato bancario italiano, poiché consente di stabilire una presenza fisica forte attraverso un ufficio ampliato e un team a Milano e offre una maggiore sicurezza istituzionale per il risparmiatore, ponendo le attività italiane sotto la vigilanza diretta di Banca d’Italia oltre che dell’authority tedesca BaFin.
«Le abitudini di investimento degli italiani stanno cambiando rapidamente» nota Alessandro Saldutti, responsabile per la società in Italia, che cita un recente studio di BlackRock in base al quale l’adozione degli Etf crescerà del 50% nei prossimi 12 mesi, con 1,2 milioni di nuovi investitori in Italia. «L’apertura della nostra succursale con il regime amministrato aggiunge – ci mette nelle condizioni di guidare questo cambiamento, offrendo un’alternativa moderna a un modello bancario tradizionale spesso obsoleto, complesso e costoso».
Il nodo fiscale
La presenza di un Iban italiano è infatti l’altro elemento cardine del piano, perché mira ad abbattere un vero e proprio muro – sia burocratico, sia fiscale – introducendo quel regime amministrato la cui assenza finisce di solito per scoraggiare molti italiani dall’investire tramite piattaforme estere, quali appunto Scalable. «Facendoci carico di calcolare, trattenere e versare le ritenute come sostituto d’imposta, rompiamo di fatto questa barriera e apriamo alla grande maggioranza delle persone che quel muro non volevano scavalcarlo» dichiara convinto Saldutti, che in modo altrettanto sicuro delinea l’obiettivo da raggiungere: «raddoppiare o addirittura triplicare il numero mensile dei nuovi clienti».
Il discorso si inserisce in questo caso negli elementi distintivi del nostro mercato, caratterizzato dalla presenza di oltre 1.100 miliardi che rimangono parcheggiati sui conti corrente, con un rendimento medio appena dello 0,19% annuo e subiscono la progressiva erosione causata dall’inflazione. L’idea quindi è di «aiutare gli italiani a far uscire i risparmi dai depositi all’interno dei quali restano fermi e a metterli al lavoro» e in tale direzione si muove anche l’iniziativa di Scalable di migliorare a partire da oggi la remunerazione della liquidità, che non rappresenta il classico specchietto per le allodole. Il tasso, che potrà variare in futuro, viene infatti calcolato sull’intero saldo, senza limiti, vincoli o accredito dello stipendio e si accompagna sia al regime standard di garanzia dei depositi del valore di 100mila euro, sia a una tutela estesa fino a 500mila euro per i clienti Prime.
