Dopo offerte, contro offerte, rilanci e contro rilanci, siamo arrivati alla stagione degli esposti Consob: accuse a specchio di scorrettezze reciproche. Carte bollate in mezzo alle due offerte lanciate da Webuild e Icop per conquistare a Piazza Affari il controllo di Trevi.
Venerdì Webuild ha presentato il primo esposto all’Autorità di vigilanza sui mercati contro Icop e adesso la società di Udine ha replicato con il proprio: nel dettaglio la società friulana di grandi opere contesta le comunicazioni diffuse da Webuild il 2 e 3 ottobre e la relativa campagna pubblicitaria promossa nell’ambito dell’offerta su Trevi. Icop ritiene che tali comunicazioni presentino profili di «criticità in termini di correttezza, completezza e trasparenza dell’informazione al mercato, attraverso una rappresentazione selettiva dell’Ops Icop e dei fondamentali della società», ha scritto il gruppo Icop. In particolare, il comunicato di Webuild e la campagna pubblicitaria, secondo l’esposto, appaiono avere un’impostazione prevalentemente volta a «screditare l’Ops di Icop, mediante una rappresentazione selettiva delle informazioni e, soprattutto, attraverso la costruzione di un presunto valore reale dell’offerta Icop pari a 3,40 euro per azione Trevi. Tale valore non corrisponde in alcun modo al controvalore implicito dell’Ops, pari a 5,165 euro per azione Trevi, determinato – secondo consolidate prassi di mercato – applicando al rapporto di scambio di 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi il prezzo ufficiale undisturbed di Icop del 26 giugno 2026».
Secondo Icop, risulta quindi «fuorviante contrapporre graficamente e comunicativamente i 4,50 cash dell’Opa Webuild, a un valore che rappresenta invece una stima teorica elaborata dallo stesso offerente concorrente, presentandoli come grandezze direttamente comparabili. La contraddizione appare ancora più evidente alla luce del successivo acquisto da parte di Webuild di un pacchetto di azioni Trevi a un prezzo pari a 5,165 per azione, coincidente esattamente con il valore implicito dell’Ops Icop». In merito all’esposto presentato da Webuild sul rilancio, richiamato anche nella campagna pubblicitaria, Icop infine rileva di aver «assunto ogni deliberazione nel pieno e indiscutibile rispetto della normativa applicabile e della delega conferita dall’assemblea degli azionisti il 28 luglio 2026».
Si vedrà come andrà a finire; dirà la Consob se ci sono state scorrettezze a danno del mercato e, nel caso, da parte di chi. Il dato di fatto tuttavia è che la partita sembra avere già preso una certa piega almeno a Piazza Affari: Webuild è ormai salita al 27% di Trevi e ha un’offerta in contanti per i soci Trevi di 5,165 euro, mentre ai prezzi di Borsa attuali, l’Ops di Icop (che ha chiuso in Borsa a 28,3 euro per azione), offre ai soci Trevi un controvalore di 4,6695 euro in azioni.
