Pizzaballa: Gaza è un disastro. Tre morti in raid sulle tende

L’ora di cena è passata da un po’ quando l’esercito israeliano ordina l’evacuazione di un’area occupata dai profughi palestinesi. Siamo ad al-Mawasi un ’area costiera a ovest di Khan Younis, a sud di Gaza, definita “zona umanitaria” dopo lo sfollamento imposto da Israele alla popolazione della Striscia. Nel campo di fortuna vivono migliaia di persone – in gran parte donne e bambini – che hanno trovato rifugio lì, spesso dopo ripetuti spostamenti.

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Sono circa le dieci di sera di lunedì quando un ordigno colpisce il terreno. «Aerei F 16 hanno sganciato un missile pieno di esplosivo – spiega Abdullah, imprenditore di 30 anni residente nell’area, oggi impegnato a gestire gli aiuti umanitari a Gaza – che ha incendiato e distrutto 145 tende. La potenza dell’esplosione è stata simile a quella di un terremoto e l’esplosivo incendiario ha provocato una forte combustione e una potente dispersione di schegge». Tre i morti in seguito all’attacco: un uomo e una mamma con la sua bambina un anno. «Troppo breve il preavviso – spiega Abdullah – per non avere vittime». In totale, ha comunicato ieri il ministero della Salute di Gaza – nelle ultime 24 ore le persone uccise nella Striscia dagli attacchi israeliani sono state dieci. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il bilancio dei morti ha raggiunto quota 1.053, quello dei feriti 3.406, dall’inizio della guerra 73,066 le vittime, e 173.514 i feriti.

Pizzaballa: “Gaza è un disastro, le città rase al suolo e azzerate”

Chi non muore, però, affronta condizioni di vita insostenibili. «Gaza è un disastro» ha affermato il cardinale Patriarca di Gerusalemme dei Latini Pierbattista Pizzaballa, «le città sono rase al suolo, livellate e azzerate. E una della piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bimbi». Il Patriarca ricorda anche i palestinesi che vivono in Cisgiordania, dove «non vige la legge e, se c’è, non è fatta per i palestinesi. Ai coloni israeliani viene permesso tutto. Fanno check point ovunque, tagliano gli alberi, non fanno coltivare la terra. Aggressioni, furti, insulti sono diventate scene quotidiane».

Lunedì, intanto, Israele ha consentito a un centinaio di palestinesi di attraversare il valico di Rafah per poter accedere alle cure fuori dalla Striscia, dove le poche strutture ospedaliere ancora attive faticano a rispondere ai bisogni di salute della popolazione e hanno scarsità di strumenti e medicinali. Secondo l’agenzia Wafa, hanno oltrepassato il confine 30 pazienti e 55 accompagnatori. «Durante il tragitto -ha scritto su X il Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano che si occupa dei Territori – il gruppo è stato trattenuto per oltre un’ora a un posto di blocco allestito da terroristi di Hamas».

Dopo il rallentamento dei lavori a causa del conflitto americano e israeliano in Iran, riprendono gli incontri del Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente Trump per gestire la fase successiva al conflitto a Gaza. Ieri a Cipro si è svolta la prima riunione di una serie che durerà tre giorni. La lista dei partecipanti non è stata resa nota, ma dovrebbero essere presenti l’alto rappresentante del Consiglio per Gaza, il diplomatico bulgaro Nicolay Mladenov, l’ex primo ministro britannico Tony Blair e i rappresentanti del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, la struttura che sostituirebbe Hamas nella gestione della Striscia. Gli obiettivi degli incontri sono il rilancio del processo di pace, ma anche fare il punto sulle difficoltà incontrate finora, tra finanziamenti mai arrivati, ostacoli logistici e contestazioni legate alla legittimità dell’organismo.

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