Borse Ue deboli nel giorno delle quattro streghe, giù ancora Inwit. Torna a salire il petrolio

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Dopo i ribassi della vigilia, innescati dall’effetto congiunto del rally dei prezzi dell’energia e delle indicazioni delle banche centrali sui potenziali rischi per l’economia legati al perdurare del conflitto in Iran, le Borse europee sono deboli, mentre ilprezzo del greggio ha ripreso a salire. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che Israele non attaccherà più i giacimenti di gas e petrolio dell’Iran, su richiesta del presidente americano Donald Trump. Intanto, però, Teheran ha colpito una raffineria in Kuwait, quindi resta da capire se seguiranno rappresaglie in risposta. Sul fronte dei prezzi, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero rimuovere le sanzioni sul petrolio iraniano già in mare, per allentare la pressione, cosa che potrebbe dare un po’ di respiro agli alleati degli Usa. Tutto questo mentre a Washington circola malumore, dopo che il presidente Donald Trump ha ventilato la possibilità di chiedere al Congresso finanziamenti extra per la guerra, definendo la cifra di circa 200 miliardi di dollari «un piccolo prezzo da pagare» per la vittoria. Intanto, l’escalation in Medio Oriente sarà oggi al centro del dibattito durante la riunione del Consiglio europeo, a cui partecipa anche la premier Giorgia Meloni.

Così, nel cosiddetto giorno delle quattro streghe, con la contemporanea scadenza di future su indici e azioni e di opzioni su indici e azioni, cosa che porta solitamente un picco di volatilità, il FTSE MIB di Milano è attorno alla parità, come gli altri indici del Vecchio Continente.

A Piazza Affari scivolone di Inwit

Sull’azionario milanese, nuovo brusco calo per Inwit dopo la revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook, decisa dal Cda che si è riunito per analizzare lo stato dei rapporti con Telecom Italia e Fastweb+Vodafone e la jv da loro annunciata per costruire fino a 6000 torri, ritenuta «in contrasto con gli Msa» che ci sono con Inwit. La società delle torri delle telecomunicazioni, insieme a Eni in calo sul Ftse Mib, dove vanno bene invece Buzzi Unicem e le banche, in particolare Mediobanca , Banca Mps , Banco Bpm e Unicredit , dopo che Moody’s ha confermato il rating A3, con outlook stabile dopo l’offerta su Commerzbank. Ancora in luce il lusso, con Moncler .

Torna a salire il petrolio. Euro in area 1,15, spread a 86 punti

Sul fronte energetico il petrolio torna a salire, con il Brent sotto i 110 dollari al barile e il Wti sui 94 dollari al barile. Si muove in discesa anche il gas naturale scambiato ad Amsterdam verso i 60 euro al megawattora. Sul valutario, il cross euro/dollaro si riavvicina a quota 1,16. Bitcoin è sostanzialmente stabile in area 70.500 dollari. L’oro, alla vigilia colpito da un’ondata di vendite che lo hanno spinto verso 4.600 dollari l’oncia e ai minimi in due mesi, recupera leggermente terreno. Sul mercato secondario intanto lo spread è in rialzo a 86 punti (da 80 all’apertura e da 82 al closing precedente).

Nikkei chiuso per festività, Piazze cinesi in ribasso

Nei mercati asiatici, il Nikkei 225 giapponese è rimasto chiuso venerdì per festività. I listini cinesi si avviano alla chiusura in ribasso di circa un punto percentuale. A marzo la Peopole’s Bank of China (PBoC) ha confermato i tassi di riferimento sui prestiti invariati ai minimi storici per il decimo mese consecutivo. Il tasso di riferimento sui prestiti a un anno (Lpr), parametro di riferimento per la maggior parte dei prestiti alle imprese e alle famiglie, è stato mantenuto al 3,0%, mentre l’Lpr a cinque anni, utilizzato per i mutui ipotecari, è rimasto al 3,5 per cento. La decisione della PBoC, in linea con le attese del mercato, segnala la preferenza per la stabilità rispetto a misure di stimolo più decise, a fronte di uno scenario internazionale complicato dalle tensioni in Medio Oriente e di un target di crescita che Pechino ha fissato al ribasso per il 2026, pari al 4,5%-5%, ai minimi dal 1991, target che non rende urgente un ulteriore allentamento monetario.

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