
Valore intorno a 10 miliardi
Edison si presenta al mercato con un bilancio che non ha più debiti, ma cassa: al 30 settembre 2025 nei conti della società energetica è iscritto un saldo a credito di 618 milioni di euro, rispetto al debito di 313 milioni del 31 dicembre 2024, e questo per effetto dei flussi di cassa operativi, ma anche, come detto, delle dismissioni di Edison Stoccaggio e di altri asset non strategici, come la centrale termoelettrica di Sesto San Giovanni e la partecipazione in Elpedison, per circa 850 milioni complessivi. Non solo. Il dato sulla posizione finanziaria netta è da leggere insieme a un conto economico che registra buoni tassi di crescita e macina utili.
Il gruppo registra a fine settembre (ultimi dati disponibili) ricavi in crescita a 13,3 miliardi (+22%), un’Ebitda di 1,08 miliardi (da 1,39 miliardi del 2024) e un utile netto di 251 milioni. Per fine anno il gruppo stima un Ebitda tra 1,3 e 1,4 miliardi, nella parte alta della forchetta inizialmente individuata. Quanto basta per delineare una valutazione del gruppo che, secondo le prime stime, potrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di euro. Il che significa, per l’azionista transalpino incassare qualcosa come due o tre miliardi a seconda della valutazione su cui si posizionerà la società energetica e delle quota che sarà collocata sul mercato. Risorse preziose per il ceo di Edf, Bernard Fontana, pronto a sacrificare alcune attività per spingere sugli investimenti nei nuovi reattori nucleari tenendo sotto controllo un debito importante. Tanto più che in questo caso la valorizzazione di Edison non coincide con la perdita del controllo. almeno in questa fase.
L’ipotesi di una vendita e di una valorizzazione di Edison da parte dell’azionista francese è stata più volte ventilata nel corso della gestione transalpina. Il gruppo francese in alcune fasi avrebbe anche ipotizzato la cessione dell’intera partecipazione. Tant’è che, nel mezzo delle riflessioni, molti attori e player del settore avrebbero esaminato il dossier: da A2A a Plenitude, la controllata di Eni.
La scelta di procedere con la quotazione frena così per il momento le ambizioni degli altri attori del settore. A meno che le condizioni del mercato, in prospettiva, dovessero sconsigliare di proseguire in questa direzione ed Edf dovesse fare marcia indietro e rispolverare l’opzione di una vendita diretta delle quote in suo possesso, al momento congelata.
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