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Il segretario della Marina John Phelan è stato licenziato dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono Pete Hegseth
La nebbia di Trump: strategia del caos o deriva americana?

Due secoli fa, Carl von Clausewitz definiva la guerra «regno dell’incertezza», in cui «tre quarti dei fattori sui quali si basa l’azione sono avvolti in una nebbia d’incertezza più o meno grande». In quella stessa nebbia sembrano navigare i tentativi di fermare la guerra apertasi con l’attacco a Teheran. Con una differenza: anziché dall’andamento delle operazioni militari, la nebbia sembra generata dallo stile caotico con il quale Donald Trump gestisce la guerra e l’intero mandato presidenziale.
A quasi due mesi dall’attacco del 28 febbraio, le notizie dal Golfo Persico si alternano come un pendolo, rendendo difficile formarsi un’idea dell’andamento delle operazioni in termini convenzionali. Ieri l’Iran ha fermato la MSC Francesca e due altre navi che transitavano per Hormuz, martedì Trump aveva annunciato all’ultimo momento la proroga della tregua in scadenza, lunedì gli Stati Uniti avevano abbordato la portacontainer Touska, oggi chissà.
Nyt, «scadenza primo maggio aumenta la pressione su Trump per chiudere in Iran»
La scadenza del primo maggio potrebbe aumentare la pressione su Donald Trump per mettere fine alla guerra in Iran. Il primo maggio sono infatti 60 giorni di conflitto e la legge prevede che il presidente richieda l’autorizzazione al Congresso per procedere. Lo riporta il New York Times. Finora i repubblicani gli hanno consentito di muoversi liberamente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai democratici. Ma il primo maggio è una scadenza sulla quale molti repubblicani non intendono soprassedere. Anche se le guerra contro l’Iran è iniziata alla fine di febbraio, Trump ha notificato formalmente al Congresso l’operazione il 2 marzo, facendo scattare il conteggio dei 60 giorni che cadono il primo maggio. Una volta superata la scadenza, le opzioni a disposizione del presidente per continuare la campagna senza l’autorizzazione del Congresso sono limitate. Trump ne avrebbe tre: chiedere al Congresso di continuare, iniziare a ridurre il coinvolgimento americano o concedersi un’estensione. La norma infatti prevede un’estensione di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che c’è bisogno di più tempo per facilitare il rititro sicuro delle forze americane. L’estensione comunque non gli garantirebbe l’autorità di continuare l’offensiva. Il Congresso ha l’opzione in ogni momento di garantirgli esplicitamente il permesso di continuare la guerra approvando un’autorizzazione per l’uso della forza militare. Non è chiaro però se i repubblicani avrebbero o meno i numeri. Trump potrebbe poi decidere, come hanno fatto alcuni presidenti in passato, di ignorare le scadenze esponendo però il partito repubblicano a molti rischi politici.
«Il segretario della Marina Usa è stato licenziato, tensioni con Hegseth»
Il segretario della Marina John Phelan è stato licenziato dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono Pete Hegseth. Secondo quanto riportato dai media americani, ad alimenatre gli attriti sarebebro stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. I due si parlano spesso e si incontrano a Mar-a-Lago e Phelan avrebbe suggerito direttamente al presidente l’idea di ammodernare la flotta, scavalcando Hegseth. Una mossa che il capo del Pentagono non ha digerito.

