L’Irlanda rischia di dissipare il tesoro accumulato grazie alle imposte versate dalle grandi multinazionali statunitensi. A lanciare l’allarme è l’Irish Fiscal Advisory Council (Ifac), l’organismo indipendente di vigilanza sui conti pubblici, secondo cui il governo sta aumentando la spesa a un ritmo insostenibile, rafforzando la dipendenza del bilancio da entrate fiscali altamente concentrate e potenzialmente volatili.
Negli ultimi anni il Paese ha beneficiato di un eccezionale afflusso di gettito derivante dall’imposta sulle società pagata da un ristretto gruppo di colossi tecnologici e farmaceutici che hanno stabilito in Irlanda importanti attività e asset di proprietà intellettuale. Grazie a questa dinamica, Dublino ha registrato consistenti avanzi di bilancio per quattro anni consecutivi. Per il 2026 il governo prevede un surplus pari a 9,2 miliardi di euro.
Tuttavia, secondo il nuovo rapporto dell’Ifac, la crescita della spesa netta pubblica tra il 2025 e il 2028 sarà la più elevata dell’Unione europea. Una dinamica che supera la crescita del reddito nazionale e che aumenta l’esposizione dei conti pubblici a una fonte di entrate concentrata nelle mani di poche grandi aziende americane.
Il presidente dell’Ifac, Seamus Coffey, ha sottolineato che, da qui alla fine del decennio, per ogni 6 euro incassati attraverso la corporation tax, soltanto 1 euro verrà accantonato mentre i restanti 5 euro finanzieranno la spesa corrente dello Stato. Una quota di risparmio significativamente inferiore rispetto al periodo 2022-2025, quando circa il 34% delle entrate derivanti dall’imposta sulle società era stato conservato.
«Le finanze pubbliche stanno diventando sempre più dipendenti da queste imposte societarie, che continuano a crescere e a concentrarsi in poche mani, ma una quota crescente viene immediatamente spesa», ha osservato Coffey.
