Tassi fermi. La Federal reserve ha confermato il corridoio dei Fed Funds al 3,50%-3,75%, in linea con le attese. La decisione, contrariamente a quanto è avvenuto a luglio, non è stata però presa all’unanimità: dei 12 governatori con diritto di voto (sui 19 totali), tre avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base, al 3,75-4%: Beth Hammack, presidente della Fed di Cleveland; Neel Kashkari, presidente della Fed di Minneapolis, e Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas.
Immutata rispetto a giugno, nel comunicato diffuso dopo la riunione – ormai laconico dopo le innovazioni del nuovo presidente Kevin Warsh – la diagnosi dell’economia americana: «L’attività economica si sta espandendo a un ritmo sostenuto, nonostante l’elevata incertezza, dovuta in parte al conflitto in Medio Oriente – ha spiegato la banca centrale Usa – La crescita della produttività e gli investimenti in capitale sono robusti. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con quello della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato».
«L’inflazione – ha poi ribadito – resta elevata rispetto all’obiettivo del 2 per cento fissato dal Comitato, riflettendo in parte shock dal lato dell’offerta che hanno determinato aumenti dei prezzi in alcuni settori, compreso quello energetico».
