Le promesse di UniCredit sostengono il titolo Commerzbank

(Il Sole 24 Ore Radiocor) Il piano “Commerzbank Unlocked” presentato da Unicredit per trasformare la banca e indirizzarla potenzialmente verso un’aggregazione sostiene il titolo dell’istituto tedesco, che alla Borsa di Francoforte guadagna terreno in controtedenza rispetto al listino. UniCredit ha alzato il velo sui suoi progetti sulla banca tedesca, presentando al mercato la strategia e i possibili target finanziari di un’integrazione.

UniCredit è convinta che Commerz «non sia adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future e sia eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine». In particolare, ha spiegato l’a.d. Andrea Orcel in una conference call, la banca tedesca è «debole», oggi dà priorità alla crescita «fuori dai suoi mercati “core”» di Germania e Polonia, è troppo dipendente da «scommesse rischiose» e sopravvalutata in base ai fondamentali. E’ quindi necessario riposizionarla per renderla «pronta per il futuro, accelerando la crescita dei ricavi e ponendo maggiore enfasi sugli investimenti e sul processo di trasformazione».

Verso un gruppo da 21 miliardi di utile

Con Commerzbank Unlocked l’utile 2028 della banca tedesca, previsto ora a 4,5 miliardi, potrebbe salire a 5,1 miliardi, vale a dire 600 milioni in più. Per il 2030 sono previsti inoltre profitti in ulteriore crescita a 6 miliardi e in caso di aggregazione con UniCredit la “combined entity” raggiungerebbe così un utile di circa 21 miliardi. Nella sola Germania, che diventerebbe il primo paese del gruppo UniCredit, nascerebbe una banca da 8,5 miliardi di utile. Orcel ha anche risposto ad alcune delle preoccupazioni circolate negli ultimi mesi tra gli stakeholder tedeschi. In caso di aggregazione, Commerzbank rimarrebbe stand alone fino al 2028, lasciando così il tempo per il lavoro necessario per «allinearla industrialmente e culturalmente» con UniCredit.

Meno di 7.500 posti di lavoro tagliati in 5 anni

Quanto alle voci sul taglio di «15mila posti di lavoro in Germania», Orcel ha poi notato che «il 60% dei risparmi verrebbe da attività della rete internazionale non legate al personale né alle attività “core”». Complessivamente, quindi, «la riduzione» di personale «in un periodo di cinque anni sarebbe meno della metà del numero suggerito per la Germania». Orcel, in ogni caso, ha rilevato che al termine dell’ops lanciata su Commerzbank gli scenari possibili saranno due: o UniCredit non raggiungerà il controllo, e in questo caso confermerà la posizione attuale, con ritorni elevati e totale protezione al ribasso, oppure lo otterrà, dando vita a una combinazione strategica. «Entrambi gli scenari sono una vittoria per UniCredit e nella nostra opinione gli azionisti di Commerzbak aderiranno» all’offerta, ha chiosato Orcel, notando infine che si potrà valutare un rilancio dei termini «solo a valle di un confronto serio e dettagliato con Commerzbank, che non ha avuto luogo» per la mancata disponibilità dell’interlocutore tedesco.

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