Leone parla all’Europa e richiama “l’inutile strage” delle guerre

Parla di pace, Leone XIV nel cuore dell’Europa, e rievoca le parole di uno predecessore, Benedetto XV, ai tempi della Grande Guerra: «La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo». Lo ha detto il Papa lanciando un monito: «Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo». Per Leone XIV «favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova “inutile strage”, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili».

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«Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare»

Leone parla a Metz, la patria di Schuman, uno dei padri dell’Europa, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Francia. «Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno». E ha aggiunto che «l’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare».

«Integrate i migranti, sviluppino i loro talenti»

Inoltre l’Europa contemporanea «si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria», ha detto il Papa, sottolineando che «accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie». Leone XIV invita a «cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato».

L’Europa guardi alle sue radici cristiane

Leone ha poi aggiunto che l’Europa deve guardare alle sue radici cristiane perché «non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo» ha detto il Papa nel suo discorso a Metz, citando Robert Schuman e Alcide De Gasperi. Ma «per capire questa lunga storia, tuttavia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà”». Per il Papa americano «il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione». Quindi «la laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto».

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