Lindt verso il peggior trimestre in 17 anni tra rincari dei prezzi e calo dei volumi

Short seller in agguato, analisti divisi

I mercati, però, non sembrano voler aspettare la ripresa delle vendite. Le posizioni corte sul titolo sono più che raddoppiate da marzo, segnale che una parte significativa degli investitori scommette su un ulteriore ribasso. Gli analisti sono divisi se si guardano le previsioni future: cinque case d’investimento consigliano di comprare il titolo, sei raccomandano di venderlo. E queste ultime sono una novità per un’azienda che fino a poco tempo fa era considerata il gold standard del settore.

D’altra parte, però, Jon Cox di Kepler Cheuvreux avverte che il mercato potrebbe non ritenere raggiungibile nemmeno l’obiettivo minimo del 4% di crescita organica. Se i conti del primo semestre, attesi a breve, mostrassero segnali di deterioramento ulteriore, le valutazioni ancora storicamente elevate rischierebbero una nuova compressione. Jefferies, che ha avviato la copertura con un giudizio «underperform», è ancora più esplicita: il gruppo dovrà abbassare i prezzi in modo più deciso per recuperare terreno competitivo, e potrebbe dover rivedere le stime di crescita a medio termine in modo significativo.

Europa vulnerabile, America ancora solida

La frattura geografica è un elemento chiave per leggere i prossimi trimestri. Secondo Antoine Prevot di Bank of America, sono i consumatori europei, già messi sotto pressione dall’inflazione e dall’incertezza economica, ad aver mostrato la minore disponibilità ad assorbire i rincari. L’Europa si annuncia come il principale freno nei prossimi risultati, mentre Nord America e mercati internazionali continuano a reggere meglio, anche se non abbastanza da compensare la debolezza continentale.

Di fronte a questo quadro, Lindt ha già iniziato ad agire. In Svizzera e Germania, alcuni prodotti vedranno riduzioni di prezzo già nel corso del 2026, un segnale che il gruppo ha preso atto della necessità di correggere la rotta. Per l’intero esercizio, il piano prevede comunque aumenti medi nell’ordine della singola cifra percentuale a livello consolidato, con correzioni selettive per mercato. Un equilibrismo delicato, che il mercato osserva con attenzione crescente e in alcuni casi con qualche scetticismo.

Sullo sfondo resta la variabile cacao: volatile, imprevedibile, e potenzialmente destabilizzante. Il rischio di un intenso fenomeno El Niño (fenomeno climatico ciclico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale) potrebbe far risalire le quotazioni delle fave, rimettendo in discussione i calcoli del management prima ancora che il ciclo di normalizzazione si sia compiuto. Per Lindt, il trimestre peggiore degli ultimi diciassette anni potrebbe rivelarsi, quindi, soltanto l’inizio di una stagione più lunga e complicata, secondo alcuni analisti.

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