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Usa chiedono riunione di emergenza del Consiglio Sicurezza Onu. Ministro degli Esteri iraniano Araghchi: «Oggi e domani non ci saranno impiccagioni»
NetBlocks, blackout internet da oltre 156 ore
Il blackout di internet in Iran ha superato le 156 ore. È quanto riferisce NetBlocks, sottolineando che mentre “il silenzio si fa più profondo dopo una repressione brutale”, il vuoto di informazioni online “sta portando all’amplificazione dei resoconti filo-regime, delle notizie false generate dall’intelligenza artificiale e di altre agende”. Il blocco di internet è iniziato giovedì scorso. Ieri l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che è probabile che la connessione internet rimanga disconnesso per le “prossime una o due settimane”.
Sollievo per Erfan Soltani, il manifestante non è condannato a morte
Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato l’8 gennaio mentre manifestava a Fardis vicino a Teheran, non è stato condannato a morte. Lo ha chiarito la magistratura iraniana, secondo quanto riportano i media statali iraniani. Soltani, ha precisato la magistratura, è accusato di “collusione contro la sicurezza interna del Paese e attività di propaganda contro il regime”. Era stata l’organizzazione curda Hengaw per i diritti umani a lanciare l’allarme circa una sua imminente impiccagione, affermando che la famiglia era stata informata che la sua pena capitale sarebbe stata eseguita ieri. Successivamente la famiglia di Soltani aveva dichiarato di essere stata informata che la sua esecuzione era stata rinviata.
Amnesty, «stop bagni di sangue e impunità, comunità internazionale intervenga»
“Questa spirale di bagni di sangue e impunità deve finire. La dimensione e la gravità dell’attuale repressione e delle uccisioni sono senza precedenti persino se comparata alle gravi violazioni dei diritti umani e ai crimini di diritto internazionale commessi dalle autorità iraniane nelle varie precedenti proteste”. Lo ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha denunciato che, sulla base di video verificati e di informazioni attendibili provenienti da testimoni oculari, sono in corso in Iran uccisioni illegali di massa e chiede che gli stati membri delle Nazioni Unite agiscano subito, in modo coordinato, per impedire un ulteriore spargimento di sangue, anche attraverso la convocazione di riunioni e sessioni straordinarie del Consiglio dei diritti umani e del Consiglio di sicurezza. “Mentre ampi settori della società iraniana riempivano le strade sfidando i proiettili, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo cambiamenti fondamentali e la transizione dal sistema della Repubblica islamica a una forma di governo che rispettasse i diritti umani e la dignità. La comunità internazionale deve assumere urgenti iniziative diplomatiche per proteggere i manifestanti da ulteriori massacri e porre fine all’impunità che sta guidando la politica di stato dei massacri”, ha aggiunto Callamard. Secondo le prove raccolte da Amnesty International, le forze di sicurezza posizionate in strada e sui tetti di abitazioni private, di moschee e di stazioni di polizia hanno ripetutamente aperto il fuoco con fucili e pistole armate di pallini di metallo, colpendo manifestanti inermi spesso alla testa o al torace. Le strutture sanitarie sono stracolme di persone ferite mentre famiglie disperate cercano i loro cari tra i sacchi per cadaveri che riempiono gli obitori o vedono corpi impilati uno sopra all’altro sui rimorchi dei camion, nei congelatori o nei magazzini.
