Paramount, accordo con gli Stati Usa per l’acquisto di Warner Bros Discovery

La strada verso il matrimonio fra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery si fa decisamente più corta. Paramount ha raggiunto un accordo con la California e gli altri undici Stati americani che a luglio avevano fatto causa per bloccare l’acquisizione da 110 miliardi di dollari. A dare l’annuncio in conferenza stampa lo stesso procuratore generale della California, Rob Bonta.

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Cade così uno degli ostacoli principali a un’operazione destinata a ridisegnare la mappa mondiale dei media, mettendo sotto lo stesso tetto studios cinematografici, Cbs, Cnn, Hbo e piattaforme streaming.

L’intesa ha però un prezzo industriale preciso. Paramount si è impegnata a portare negli Stati Uniti più produzioni cinematografiche, aumentando di almeno 300 milioni di dollari l’anno la spesa domestica. Crescerà anche il numero dei film: saranno 30 all’anno nei primi due esercizi successivi alla chiusura dell’operazione e 32 nei tre successivi. Almeno quattro titoli ogni anno dovranno essere produzioni indipendenti, mentre almeno il 20% dovrà essere costituito da blockbuster. Impegni che trasformano il compromesso antitrust anche in una sorta di piano quinquennale per la produzione americana.

C’è poi il capitolo dell’informazione, uno dei dossier più sensibili dell’intera partita. Paramount istituirà un organismo chiamato a garantire l’indipendenza editoriale delle reti Cbs e Cnn. È una delle concessioni con cui il gruppo guidato da David Ellison ha risposto ai timori sulla concentrazione di potere che la combinazione dei due gruppi determinerà fra cinema, televisione, streaming e news.

Wall Street ha immediatamente registrato il cambio di scenario con titoli di Parampunt e Warner Bros Discovery sugli scudi. Del resto, il compromesso raggiunto con gli Stati elimina un’incognita che gravava da mesi sull’operazione. L’amministrazione Trump aveva già dato il proprio via libera, ma a luglio la coalizione dei dodici procuratori generali guidata da quello californiano Rob Bonta aveva portato il deal in tribunale sostenendo che avrebbe ridotto la concorrenza e creato un gigante dei media con la possibilità di aumentare i prezzi nel cinema e nella televisione.

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