stop ai suoi libri nel Regno Unito per legge antiterrorismo

«C’è qualcosa di spaventoso nel modo in cui continuiamo a vivere la nostra vita normale mentre intorno a noi avvengono atrocità», scriveva Sally Rooney nel suo libro «Dove sei, mondo bello». Quando uscì il libro, nel 2021, la scrittrice irlandese si rifiutò di vendere i diritti alle case editrici israeliane in sostegno a «Boycott, Divestment, Sanctions», il movimento internazionale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele e la sua politica di oppressione del popolo palestinese. Rooney agì nello stesso modo con il suo libro «Intermezzo», pubblicato nel 2024.

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Mercoledì 14 ottobre la sua casa editrice – la «Faber» – ha comunicato che «l’attuale legislazione del Regno Unito impedisce a Faber di versare i proventi derivanti dalle vendite inglesi a Sally Rooney. Perciò, in pieno accordo con Sally, abbiamo preso la decisione di non distribuire più il suo lavoro nel Regno Unito in nessun formato».

Ma che cosa c’entra la legislazione inglese?

La scrittrice è una dichiarata sostenitrice di «Palestine Action», un’organizzazione pro-Palestina che promuove azioni dirette – come anche atti vandalici e occupazioni – contro imprese e istituzioni considerate coinvolte nel sostegno a Israele. Proprio per il suo modus operandi, l’organizzazione è stata dichiarata illegale nel Regno Unito nel 2025, in base alle leggi antiterrorismo del Paese. L’adesione di Rooney alla causa di «Palestine Action» include anche un supporto di tipo economico: l’irlandese, lo scorso anno, aveva annunciato l’intenzione di indirizzare all’organizzazione i guadagni derivanti dai suoi libri e dagli adattamenti televisivi della Bbc di «Persone normali» e «Parlarne tra amici». E secondo la legge, è un reato ricevere denaro con l’intenzione di utilizzarlo per sostenere qualsiasi forma di terrorismo. Rooney, consapevole delle possibili conseguenze del suo schieramento pro-Palestina, negli ultimi tempi ha evitato di partecipare a festival e presentazioni nel Regno Unito. Alla luce degli ultimi sviluppi, la scrittrice ha ribadito – tramite comunicato stampa – il proprio sostegno a «Palestine Action» e di essere disposta ad «accettare le conseguenze» delle sue azioni.

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