
Ora l’incontro. Un incontro in cui Trump vuole al suo fianco i ceo di aziende enormi che con la Cina, in qualche modo, hanno a che fare. A partire da Apple, che dipende ancora in modo significativo dalla manifattura cinese. Poi Qualcomm, che continua a generare una quota importante dei ricavi dal settore smartphone del Paese asiatico. Fino a Nvidia, i cui chip sono diventati in questi ultimi anni, terreno di scontro fra i due Paesi, nella lotta alla leadership per l’intelligenza artificiale.
La presenza di Exxon, Visa, Citigroup e Blackstone mostra invece come il viaggio non riguardi soltanto tecnologia e semiconduttori, ma anche energia, finanza e investimenti. Mentre quella di Boeing ha un valore diverso. L’azienda con sede a Arlington, in Virginia, potrebbe approfittare del supporto dell’amministrazione Trump per sbloccare un maxi ordine cinese fermo da anni. Sul tavolo ci sarebbero circa 500 Boeing 737 MAX, oltre a decine di aerei widebody. Sarebbe il primo grande ordine cinese per Boeing dal 2017, se Pechino cederà. Per il gruppo aerospaziale americano si tratterebbe di un risultato importante dopo anni complessi segnati sia dalla crisi del 737 MAX sia dal deterioramento dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Trump, insomma, veste i suoi panni migliori: quelli da uomo d’affari, più che da politico. E questa mossa ha già disegnato un nuovo perimetro narrativo. Perché per la Cina è la conferma di una certezza. E cioè che il Paese, nonostante la competizione strategica e le tensioni sui chip, rimane centrale per le grandi aziende americane.
Difficile capire cosa succederà a Pechino, ma il governo cinese potrebbe usare il viaggio per mostrare apertura economica e allo stesso tempo dimostrare che il sistema industriale statunitense resta fortemente interconnesso con l’economia cinese. Mentre Trump, cercherà di portare a casa più risultati possibili per recuperare fiducia nell’elettorato americano, vestendo i panni del gran negoziatore.
Allo stesso tempo però il viaggio evidenzia anche un elemento che negli ultimi anni è emerso con sempre maggiore chiarezza. E cioè che gli Stati Uniti, pur cercando di ridurre la dipendenza strategica dalla Cina, non sono ancora in grado di separarsi dal mercato cinese. La presenza di aziende simbolo dell’intelligenza artificiale, della manifattura avanzata e della finanza globale mostra come il legame economico tra le due superpotenze resti profondo. Ma anche un ritorno alla realtà dei fatti. Quella per la quale gli affari e l’economia, vengono sempre prima della propaganda.
