Usa-Iran, intesa pronta ma si tratta ancora sui dettagli

Le incognite, per gli analisti, restano in agguato. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, partner di Trump nella missione Epic Fury contro l’Iran, ha fatto sapere alla Casa Bianca che Israele si riserva «libertà d’azione contro minacce, compreso il Libano». In seguito ha affermato che lui e Trump concordano che qualunque accordo deve eliminare il nucleare iraniano.

L’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars ha piuttosto sottolineato che l’intesa richiede agli Usa e ai loro alleati di non attaccare l’Iran, in cambio Teheran non deciderà mosse preventive. Il presidente Masoud Pezeshkian in una intervista ha asserito che l’Iran è pronto «ad assicurare al mondo di non volere armi nucleari», meno chiaro è se intenda comunque rivendicare il diritto a tecnologie atomiche. L’agenzia iraniana Tasnim accusa inoltre Washington di respingere clausole care a Teheran, quali la restituzione di beni del Paese, rischiando di far saltare l’intero accordo.

Se la firma del memorandum latita, è già scattata una battaglia d’immagine sull’eventuale compromesso. Trump vuole dichiarare vittoria, ma Teheran non è stata da meno: il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghei, ha pubblicato la foto del bassorilievo di un imperatore romano chino e sottomesso al re di un antico impero persiano: «Per i romani, Roma era il centro del mondo, gli iraniani spezzarono quell’illusione».

Trump, inoltre, è bersaglio di critiche interne dopo tre mesi di una guerra impopolare, parsa priva di strategie chiare tra minacce apocalittiche e diplomazia. Lo Stretto di Hormuz con le sue grandi petroliere e navi cargo è caduto sotto controllo iraniano paralizzato da paralleli blocchi, di Teheran e Washington, con danni per l’Iran ma anche per la regione mediorientale, gli Stati Uniti e l’economia globale colpita da rincari del greggio e di altre materie prime essenziali.

L’opposizione democratica denuncia una guerra tragica e inutile: Hormuz era aperto prima del conflitto. E l’accordo internazionale del 2015 sul nucleare con l’Iran, cancellato da Trump, aveva ottenuto la consegna di uranio senza sparare un colpo. I piani di cadute del regime iraniano sotto le bombe si sono rivelati miraggi. Critiche arrivano anche da destra: i populisti Maga considerano le avventure militari un tradimento di America First. Mentre un falco quale Mike Pompeo, ex segretario di Stato di Trump, lo accusa, con i compromessi, di «rendere nulla l’operazione Epic Fury».

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