Iran, pressing di Pakistan e Qatar per accordo di pace

Pressing diplomatico del Pakistan e del Qatar per strappare a Teheran un accordo con gli Stati Uniti che scongiuri riprese di una guerra devastante per la regione e sempre più pericolosa l’economia globale.

L’influente capo dell’esercito pakistano Syed Asim Munir, secondo indiscrezioni, è volato in Iran, con la missione di finalizzare un’intesa almeno provvisoria che sostituisca l’attuale fragile tregua. A Teheran è giunta anche una delegazione da Doha, finora rimasta in disparte e che adesso avrebbe invece coordinato un ingresso in campo con Washington.

Al centro dei faccia a faccia è una lettera d’intenti che preveda la fine immediata di tutti i combattimenti, la riapertura dello Stretto di Hormuz e linee guida per una fase negoziale di 30 giorni che definirebbe i dettagli dei capitoli più scottanti, dal programma nucleare di Teheran al destino delle sue scorte di uranio arricchito, da garanzie di pace al futuro di Hormuz e alla graduale eliminazione delle pesanti sanzioni statunitensi all’Iran. La rete Tv saudita Al-Arabiya ha affermato che un testo finale di cessate il fuoco, del quale avrebbe visto una bozza, potrebbe essere pronto a ore.

La suspense sull’esito delle intense manovre è stata però evidenziata dal silenzio ufficiale finora dei protagonisti. Dal ministero degli Esteri di Islamabad, i portavoce hanno fino all’ultimo indicato di «non essere al corrente di una visita» iraniana di Munir pur senza escluderla, dopo giorni di incontri di più basso livello.

Non solo. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha avvertito che, se il dialogo continua, «non possiamo affermare che un accordo sia imminente». E la delegazione negoziale iraniana ha riaffermato che «Teheran chiede il rispetto dei propri diritti». Anche se i media del Paese, forse in segno di distensione, hanno rivelato che nelle ultime 24 ore, con il coordinamento della marina iraniana, sarebbero transitate da Hormuz 35 navi cargo, più di altri giorni. Ore prima avevano parlato di una riduzione delle differenze tra le parti.

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