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Il presidente statunitense Donald Trump ha valutato nei giorni scorsi un ritorno alla guerra con l’Iran ma poi ha scelto la diplomazia
Pezeshkian: noi rispettiamo i patti, gli altri facciano altrettanto
“Teheran rispetta gli impegni assunti nell’ambito del recente Memorandum d’intesa Iran-USA e spera che anche l’altra parte faccia altrettanto per garantire la pace e la sicurezza nella regione”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, citato dall’Irna, invitando la comunità internazionale a “contribuire a stabilizzare questo processo affinché l’aggressione e l’uso della forza non trovino spazio nelle relazioni internazionali”. Il presidente ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conversazione telefonica con il primo ministro indiano Narendra Modi, avvenuta ieri sera, durante la quale quest’ultimo ha ribadito l’importanza della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz per l’India e per il mondo. Secondo gli esperti, l’India importa circa il 40% del suo petrolio e circa la metà del suo gas attraverso lo Stretto di Hormuz.
Hormuz, le incertezze e difficoltà di transito impattano sull’80% delle imprese

La chiusura dello stretto di Hormuz, prima, e ora le incertezze che riguardano il futuro dei traffici attraverso questo canale fondamentale per la tenuta dell’economia globale sono già entrati «nei bilanci delle imprese italiane», spiega il direttore generale di Promos Italia (l’agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese del sistema camerale), Giovanni Rossi.
«In Europa, tra marzo e giugno, il maggior costo per approvvigionarsi di gasolio e jet fuel è stato stimato in circa 10 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo a carico dell’Italia. Sono numeri che raccontano bene quanto una crisi geopolitica possa trasformarsi rapidamente in un costo industriale», aggiunge Rossi. E un’indagine avviata da Promos tra le aziende iscritte al proprio database all’indomani della riapertura dello stretto (e costantemente aggiornata) conferma l’impatto elevato degli eventi legati alla guerra in Iran e alla crisi in medio Oriente.
Iran: Vance, Teheran senza nucleare anche in caso fallimento negoziati
“Credo che gli Stati Uniti si trovino in un’ottima posizione, a prescindere dall’esito finale dei negoziati”. Lo ha affermato il vicepresidente americano, JD Vance, in un’intervista a Fox News in merito all’Iran. “Se i negoziati avranno successo, come ovviamente desideriamo, avremo un Iran trasformato in modo permanente. Un Iran che non finanzia il terrorismo e l’instabilità regionale, che rinuncia definitivamente a qualsiasi ambizione nucleare e che, di conseguenza, viene riaccolto nell’economia mondiale”, ha detto. “Se, d’altro canto, gli iraniani non si comportano bene. Se non fanno le concessioni che ci aspettiamo nei negoziati, il loro programma nucleare sarà comunque distrutto, il loro esercito convenzionale sarà comunque distrutto e gli Stati Uniti saranno comunque in una posizione di gran lunga più forte rispetto agli iraniani”, ha aggiunto sottolineando come – a suo dire – gli Usa abbiano “tutte le carte in regola”.
