Oms, possibile trasmissione dell’hantavirus da uomo a uomo sulla nave crociera

Sospetto di trasmissione da uomo a uomo dell’hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius attualmente al largo di Capo Verde. Lo afferma l’Oms: «Riteniamo che possa esserci una trasmissione da uomo a uomo tra i contatti più stretti», ha dichiarato Maria Van Kerkhove, direttrice per la preparazione e la prevenzione delle epidemie e pandemie dell’Oms. «Considerata la durata del periodo di incubazione dell’hantavirus, che può variare da una a sei settimane, presumiamo che siano stati infettati al di fuori della nave», e «riteniamo che possa esserci stata una trasmissione da uomo a uomo tra coloro che sono stati a stretto contatto».

Prima la Spagna aveva cercato di ridimensionare l’allarme. «Voglio lanciare un messaggio di tranquillità», in relazione al possibile arrivo alle Canarie della nave con a bordo casi sospetti di hantavirus, ha detto la portavoce del governo e ministra dell’Inclusione Elma Saiz nella conferenza stampa successiva all’odierno Cdm. «Si sta valutando la situazione assieme all’Organizzazione mondiale della Salute. Saranno prese le misure necessarie per affrontare questa situazione», ha assicurato la portavoce, segnalando che «è in corso in questi minuti una riunione fra la Oms e il governo di Spagna perché sia tutto disposto per l’assistenza, la valutazione e la disinfestazione» della nave “nel caso sia richiesto” che faccia sosta alle Canarie. Una decisione che, secondo Madrid, ancora non è stata adottata.

L’incubo a bordo della nave da crociera assediata dall’hantavirus mentre era in viaggio sull’Oceano Atlantico, comincia il 6 aprile, pochi giorni dopo la partenza. L’imbarcazione era salpata l’1 aprile da Ushuaia, in Argentina. Il 6 un uomo adulto a bordo comincia ad accusare dei sintomi: febbre, mal di testa, diarrea lieve. Sembra inizialmente qualcosa di gestibile, ma il paziente peggiora e l’11 aprile comincia a manifestare difficoltà respiratorie. Lo stesso giorno muore sulla nave. Non vengono effettuati test microbiologici e la salma del passeggero viene trasportata a Sant’Elena (territorio britannico d’oltremare) il 24 aprile. Ma è solo l’inizio di una catena di malori che porterà poi successivamente le autorità sanitarie a lanciare un’indagine ad ampio raggio per tracciare ogni possibile contatto. Indagini che coinvolgeranno anche un volo da Sant’Elena a Johannesburg, in Sudafrica. E infatti quel maledetto 24 aprile a Sant’Elena viene sbarcata anche una donna adulta che era stata a stretto contatto con il caso 1 e lamenta sintomi gastrointestinali.

Le sue condizioni peggioreranno proprio durante il viaggio in aereo per Johannesburg, in Sudafrica, il 25 aprile. La donna è una delle 3 persone decedute nell’ambito del focolaio sviluppato sulla nave da crociera, la sua morte avverrà all’arrivo in pronto soccorso il 26 aprile. A ricostruire in un focus il contagio in alto mare è l’Organizzazione mondiale della sanità che viene allertata il 2 maggio sul focolaio di gravi malattie respiratorie che si sta registrando a bordo di una nave da crociera. Il cerchio si stringe definitivamente sull’hantavirus proprio in quei giorni, tra il 2 e il 4 maggio, quando la presenza del patogeno viene confermata dalle analisi per due pazienti, ultimo il caso della donna morta dopo l’arrivo in Sudafrica. Scatta così il tracciamento dei contatti dei passeggeri del volo. E intanto aumenta il numero delle persone che mostrano sintomi a bordo della nave, su cui fino ad allora stavano viaggiando 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio, ripercorre l’Oms.

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